Emotional Mapping of Museum Augmented Places

Manipolazioni virtuali della realtà, gesti, forme, superfici vive con realtà aumentata e virtuale

Emoji di Kurita, l’arte digitale entra al museo. Implicazioni e neuroni.          

emojiA fine ottobre il Museum of Modern Art di New York ha acquisito un set di 176 emoji create nel 1999 dal giapponese Shigetaka Kurita per la compagnia telefonica NTT DoCoMo. Si tratta di simboli disegnati con linee stilizzate in bassa risoluzione. Nonostante richiamino palesemente gli albori della rete, con quel design tipico dei primi orologi al quarzo, queste emoticon hanno generato una rivoluzione: “undici anni dopo la loro creazione, gli emoji di Shigetaka Kurita furono tradotti nello standard Unicode, assumendo così un significato universale, e nel 2011 divennero un fenomeno globale grazie a Apple, che li integrò nel suo iPhone”.

Il MoMa è un museo che raccoglie artefatti contemporanei senza escludere gli artefatti digitali, immateriali che rivestono sempre maggiore importanza nel mondo dell’arte. Entro la fine dell’anno, le emoji di Kurita saranno esposte nell’ingresso del MoMa attraverso monitor, utilizzando grafiche e animazioni. Nel 2010 il MoMa aveva acquisito la chiocciola, mentre nel 2014 alcuni videogiochi, tra cui il Tetris.

L’invenzione delle emoticon riveste particolare importanza perché perfettamente all’altezza di trasmettere, in forma grafica, attraverso semplici messaggi di testo, emozioni e stati d’animo che aiutano il destinatario del messaggio a decodificarne il tono (scherzoso, arrabbiato, sorridente ecc.).

Recenti studi indicano l’importanza notevole degli emoji e la loro caratteristica peculiare di essere in grado, non solo di veicolare sentimenti, ma anche di contagiare emozionalmente il fruitore del messaggio scritto.

Alcuni ricercatori si sono chiesti in quale misura gli emoji influenzano il destinatario del messaggio e, in quale misura, il sorriso stilizzato di uno smile contagia e fa sorridere chi lo riceve.

Sembra, infatti, che gli emoticon attivino il sistema dei neuroni specchio e siano perfettamente in grado di rifletterne il comportamento.

La teoria dei neuroni specchio suggerisce come questi neuroni potrebbero essere coinvolti nell’esprimere sentimenti di empatia, mentre altri reputano che queste cellule cerebrali giochino un ruolo critico nella capacità umane legate alla lingua.

Uno studio del 2000, pubblicato nella rivista Psychological Science, ha trovato che questo comportamento si riflette negli esseri umani. Ai partecipanti sono state mostrate delle faccine con una felice espressione, arrabbiata o neutra, ma solo per 30 millesimi di secondo. I volti espressivi non rimanevano nello schermo abbastanza a lungo perché fossero notati dai partecipanti, questi non avevano idea che erano inconsciamente esposti a emoticon. I partecipanti ai quali è stata mostrata una faccina felice, hanno registrato una attività muscolare tendente a sorridere o imitare quel volto, e viceversa, con la faccia arrabbiata.

La conclusione è che i comportamenti e le espressioni facciali degli emoticon sono perfettamente in grado di rispecchiare le emozioni che veicolano (rabbia, gioia ecc.), per aiutarci a capire gli stati emotivi degli altri e apprendere per imitazione, espressioni facciali e comportamenti come l’empatia.

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Estasi Uno. Opera di Tomas per Smile. Collettiva d’arte a cura di Alessandro Seri per Adam. #smile#clown #emoticons #artecontemporanea

 

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Questa voce è stata pubblicata il 28 novembre 2016 da in Cultura digitale con tag , , , , , , .
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