Emotional Mapping of Museum Augmented Places

Manipolazioni virtuali della realtà, gesti, forme, superfici vive con realtà aumentata e virtuale

Partecipare partendo dalle periferie, sedersi a terra e collaborare. I Cavalieri in mostra a Roma.

Cavalieri di Tomas

Da tempo Jean Lave e Etienne Wenger (2006) propongono un modello di apprendimento basato sulla partecipazione periferica legittimata. Partecipare significa creare insieme. Partendo da aree ritenute periferiche per avvicinarsi a percorsi modellati e modellabili in funzione dell’attività svolta, del contesto in cui si avviano e delle conoscenze condivise.

Partecipare partendo dalle periferie, sedersi a terra e collaborare interagendo, o meno, a proprio piacimento al fine di creare ciò che per quel contesto e per quella cultura rappresenta significato palpabile e contestualizzabile.

In netto contrasto con il fare a scuola, più tradizionalmente legato alla rigida suddivisione delle aule e dei ruoli all’interno di questa. Piccole comunità di pratica crescono, affacciandosi da centri propulsori situati in periferie ma fecondi, quando si tratta di modellare materia grezza da riportare a conoscenza condivisa.

Piuttosto che trasferire negli studenti e nelle studentesse nozioni astratte, qui l’azione importante è sedere in cerchio e legittimare l’azione-creazione dell’artista che modella a partire da…

A partire da ciò che è suo, da ciò che viene con se, dal suo bagaglio esperienziale-culturale. Offrire, di questo si tratta, niente altro che colori, colla, acqua, legno e arnesi.

Ricreando insieme per andare insieme oltre quei confini che delimitano la periferia, il quartiere, il rione. Riconoscere, come teorizzato da Wenger, legittimità anche ai contributi minori. Contributi che in un sistema complesso, alquanto simile a un organismo vivente, vengono rilasciati con la consapevolezza che la loro collocazione non sarà la periferia quanto quel nucleo fondamentale di apprendimenti che sono alla base della costruzione stessa del proprio io.

Un io-bambino, giocoso, attento e irriverente. Dove il gioco non è gioco fine a se stesso, ma strade che si incontrano e si scontrano passando dalla teoria alla pratica e viceversa senza essere influenzate dal ruolo svolto dagli attori coinvolti.

Sviluppare nei partecipanti la consapevolezza per rappresentare la problematicità di una situazione, l’archetipo profondo che si staglia, frammenta e deframmenta in un’infinità di forme. Un ciclo eterno, un moto ondoso senza apparente inizio o fine in cui le figure mitologiche dei cavalieri avanzano per poi essere polverizzate e rese ombre nelle mani degli attori coinvolti nei laboratori.

Ed è tutto ciò che dopo quattro giorni di workshop sul collage con i ragazzi delle Scuole di San Basilio, quartiere periferico di Roma, l’artista maceratese Tomas (Luca Tomassini) farà. Lo farà con la mostra Cavalieri, costruita attraverso una rielaborazione giocosa di elementi mitologici e leggendari con l’aiuto delle ragazze e dei ragazzi coinvolti (Nella foto: Tomas, Collage su tavola).

La mostra sarà inaugurata il 20 dicembre 2014 alle 18 presso: Centro Culturale Aldo Fabrizi Roma San Basilio Via Treia 14.

I Cavalieri di Tomas.

Articolo originariamente pubblicato in L’Adamo.

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